L’internazionalizzazione di prossimità sarà al centro del focus di Finest, con Nibi, in programma lunedì 11 aprile
Nel nuovo mondo sempre più polarizzato, la Croazia è il primo obiettivo del Near-Shoring per le imprese friulane. Il tema sarà al centro del focus sull’internazionalizzazione di prossimità in programma lunedì 11 aprile per il progetto ‘Sistema Nord Est per l’internazionalizzazione’, che vede coinvolte Friuli Venezia Giulia, Veneto e Provincia Autonoma di Trento.
Finest, la società finanziaria delle regioni trivenete esecutore del progetto, ha infatti organizzato in collaborazione con Nibi, la Business School di Promos Italia, il webinar rivolto alle imprese ‘Near-Shoring e nuova globalizzazione: i trend mondiali lungo le catene del valore. Focus Croazia’, a cui parteciperanno tra gli altri l’ambasciatore italiano a Zagabria Pierfrancesco Sacco, la Camera artigianale della Regione Istriana (partner del Progetto), e Pbz – Intesa Sanpaolo Group sul tema degli strumenti finanziari a sostegno dell’internazionalizzazione delle aziende del Nordest italiano.
“La Croazia, all’interno dell’Ue, assieme ai Paesi candidati e aspiranti membri Ue dei Balcani Occidentali, è tra i target principali sia per l’internazionalizzazione di prossimità delle imprese per importanti fasi di processo sia come mercato potenziale in molti settori tipici del tessuto economico del Nordest”, dichiara Alessandro Minon, presidente di Finest.
“La vicinanza fisica e culturale, nonché la vocazione industriale per settori coerenti con le caratteristiche del nostro tessuto produttivo, spingono da sempre le imprese del Nordest italiano a valutare investimenti produttivi in quelli che possiamo considerare quasi come mercati interni europei, tanto da rientrare nei trend di Near-Shoring che stanno coinvolgendo le scelte strategiche delle imprese all’indomani della grande emergenza pandemica e in virtù della riorganizzazione delle Supply Chain a livello globale”.
Come evidenziato dall’Ufficio Ice di Zagabria, il totale dello stock di investimenti diretti italiani dal 1993 in Croazia ha raggiunto nel 2021 i 3,6 miliardi di euro (pari a circa il 10% del totale investimenti esteri nel Paese), quinta posizione dopo Paesi Bassi, Austria, Lussemburgo e Germania, con una quota molto rilevante da parte di aziende del Triveneto. L’Italia è, inoltre, il secondo partner commerciale della Croazia dopo la Germania, con un interscambio cresciuto l’anno scorso a circa 6 miliardi (+27,1% sul 2020) e un export di 3,6 miliardi (+26,5% sul 2020) che ha quasi completamente recuperato il valore pre-pandemico. Voci principali: macchinari industriali, metalli, petrolio e derivati, abbigliamento, alimentare.
Buoni numeri, quindi, per il business italiano in un Paese che, secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica croato, con una crescita del Pil del 10,4% nel 2021 a 62 miliardi di euro ha pienamente recuperato il calo dell’8% del 2020. E molto si attende dall’implementazione del Pnrr che, come evidenziato dalla responsabile dell’Ufficio Ice di Zagabria, Sandra Di Carlo, con fondi complessivi di 6,4 miliardi di euro è in proporzione il più ingente nell’Ue (circa l’11% del Pil nazionale del 2019).
“In Croazia per le imprese trivenete è molto importante innanzitutto il settore del mobile-arredo, e ora con i fondi Next Generation EU si aprono grandi opportunità anche nell’ambito dei progetti di infrastrutture di trasporto ed energetiche in logica Green Transition e in quello delle tecnologie per la digitalizzazione dei processi industriali”, conclude Minon.
Articolo a cura di Francesca Bruni


